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Credit: ANAKIN CHAN, USA
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ciò che conta a lungo andare è la reputazione.
Fidelizzazione clienti nel breve periodo, reputazione e creazione di valore per la marca nel lungo periodo. Queste le strategie di marketing adottate dalle imprese italiane, soprattutto in tempi di crisi. E’ quanto emerge dalla ricerca “Il sistema di comunicazione aziendale integrata tra reale e virtuale nelle grandi imprese italiane” realizzata da Simonetta Pattuglia, docente di Comunicazione delle imprese dell’Università di Roma Tor Vergata e presentata ieri a Roma in occasione della quarta conferenza sulla comunicazione e sui media “Creatività e tecnologia in libertà vigilata dal brand”.
Con la ricerca che ha interessato 48 aziende, tra cui grandi brand e rappresentanti di tutti i settori, dal Made in Italy al settore energetico, fino alla carta stampata, sono stati verificati gli obiettivi marketing nei due e nei cinque anni. “Nei cinque anni”, ha spiegato Pattuglia, “emergono gli obiettivi di marketing tipici delle strategie di medio periodo: la fidelizzazione clienti piuttosto che la crescita quota di mercato o anche il roi. Resta forte la creazione di valore della marca, quasi scompare la creazione di immagine. Un’ulteriore riprova di quanto sia di breve periodo la strategia che poggia sull’immagine e quanto invece nel medio-lungo ci si affidi alla reputazione e quindi alla creazione di valore per la marca (che è prodotto, ma anche prezzo, soprattutto in epoca di crisi, e politiche alte di comunicazione)”.
In una scala da 1 a 10 marketing ondine e off line si integrano per una media di 7,6.
Secondo la ricerca le aziende fanno comunicazione per essere uniche e riconoscibili, per differenziare il ruolo dell’azienda rispetto ai competitor, identificare il brand e per agire coerentemente con questo.
Secondo Carlo Fornaio, direttore comunicazione di Telecom Italia, “non c’è ancora, soprattutto nelle imprese italiane, la consapevolezza del cambiamento che la rete ha prodotto e produrrà nella nostra abitudine alla comunicazione d’impresa. Quando c’è la grande azienda, o partito, o leader l’atteggiamento del soggetto che parla è quello che si riferisce alla comunicazione precedente, ovvero quella senza internet”.
Secondo le aziende intervistate entro i prossimi cinque anni internet rimarrà un mezzo di comunicazione per colpire travet più giovani e socialmente più evoluti, ma si riconosce alla rete un ruolo crescente nelle strategie di marketing e comunicazione aziendale.
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PROCTER & GAMBLE, la multinazionale americana che controlla marchi come WELLA, GILETTE, PAMPERS e DURACELL, ha lanciato “eStore”, un sito internet per la vendita dei suoi prodotti. Una mossa che le consentirà di rivolgersi direttamente ai consumatori entrando in concorrenza con le grandi catene di rivendita al dettaglio, che sono poi i principali clienti della società. Il sito di e-commerce servirà anche come laboratorio attraverso il quale – fa sapere l’azienda – condurre ricerche di mercato sui consumi. Non è prevista la vendita di prodotti Wella tramite il nuovo“eStore.
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Ecco alcuni marchi di qualità e sicurezza utilizzati nei diversi paesi del mondo per certificare i prodotti che rispettano i requisiti tecnici normativi. Ad esempio il marchio Nom viene utilizzato sui prodotti commercializzati in Messico, e così via. In Europa, dove vige l’obbligo della marcatura Ce, è possibile trovare anche i marchi volontari Enec, Gs, D, Ul, etc. Va sottolineato che tutti i prodotti destinati alla vendita in Cina vengono obbligatoriamente sottoposti a verifica dagli enti terzi indipendenti riconosciuti dal governo cinese (che rilasciano il marchio CCC) mentre quelli cinesi esportati in Europa sono tenuti soltanto al rispetto della marcatura CE.
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PERDE I CAPELLI UNA DONNA SU TRE – Una donna su tre soffre della perdita dei capelli a causa dello stress e dell’ossessione per la forma fisica. Questo quanto emerge da una ricerca condotta in Gran Bretagna dalla compagnia Vitabiotics Wellwoman Tricologic.
Il 37 per cento delle donne al di sopra dei 25 anni sta perdendo i capelli, in alcuni casi anche in maniera grave. La tricologa Sara Allison commenta che «Le donne tendono a mangiare di meno nel tentativo di imitare le magrissime celebrità della televisione. Questa pressione le porta a mangiare di meno, e a non assumere abbastanza nutrienti, o ad assumere quelli sbagliati. I capelli sono essenzialmente il tessuto meno importante per la sopravvivenza del corpo, quindi ricevono nutrienti solo se ne sono rimasti nel corpo, dopo che gli organi vitali hanno ricevuto ciò di cui hanno bisogno».Dalla ricerca emerge inoltre che alla perdita dei capelli è legata anche la depressione, come spiega infatti la psicologa Linda Papadopoulos: «I capelli sono collegati all’idea di femminilità, giovinezza e attrazione sessuale. Data l’importanza dei capelli nella vita personale delle donne, la loro perdita può provocare ansia e depressione».
Gli studiosi che hanno condotto la ricerca ritengono anche che, poiché la perdita dei capelli avviene generalmente in età avanzata, una calvizie precoce può alzare a sua volta il livello dello stress, accelerando così il processo.
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Nella battaglia legale che da due anni contrappone la donna più ricca di Francia, Liliane Bettencourt, 87 anni, erede dell’ impero L’ Oréal, alla sua unica figlia, Françoise, spunta Sir Lindsay Owen-Jones, il manager gallese che per 18 anni (fino all’ aprile del 2006), è stato amministratore delegato del gruppo di cosmetici di cui è oggi presidente. Anche Sir Lindsay, 62 anni e una moglie italiana (Cristina) avrebbe beneficiato della generosità di Madame Bettencourt ricevendo in regalo 100 milioni, come è scritto nel dossier dell’ inchiesta preliminare preparato dalla procura e rivelato dalla stampa francese a pochi giorni dall’ udienza fissata per l’ 11 dicembre. Il tribunale di Nanterre è chiamato a decidere se accogliere le accuse contro François-Marie Banier, 56 anni, l’ amico da oltre vent’ anni e fotografo del jet-set colpevole, secondo Françoise Bettencourt, che ha la sua stessa età (56 anni), di aver raggirato l’ anziana madre, con l’ obiettivo di spillarne una montagna di soldi. Una montagna alta per l’ esattezza 993 milioni, elargiti attraverso assegni, polizze di assicurazione e alcuni quadri, da Matisse a Picasso, da Mondrian a De Chirico. Banier, più che negare, ha sempre spiegato i doni con la grande largesse di Madame Bettencourt. Liberalità di cui si sarebbero avvantaggiate anche altre persone a lei vicine. Come Sir Lindsay, chiamato in causa non senza malizia proprio dal fotografo in una deposizione del 2005, per spiegare la ragione di tre contratti di assicurazione a suo nome per un valore totale di 34 milioni. Owen-Jones, che quando era al timone de L’ Oréal era tra i top manager più pagati di Francia, non smentisce l’ esistenza del «regalo» milionario. Ma, spiega in un comunicato, non vuole fare commenti «per rispetto all’ impegno preso di non agire, in un modo o nell’ altro, per favorire una o l’ altra parte in questo affare». La madre e la figlia, che ora non si parlano più. Perché la figlia vuole far dichiarare la madre non in pieno possesso delle sue facoltà e metterla sotto tutela legale. E la madre, che lo scorso febbraio ha già dimostrato con una perizia medica di essere capace di intendere e di volere, continua a replicare che con i suoi soldi è «libera di fare ciò che vuole». Fermo restando che la figlia riceverà gran parte della sua fortuna, stimata nel 2009 dalla rivista francese Challange in 10 miliardi. Questione di soldi o pura preoccupazione filiale, come protesta Françoise in un’ accorata lettera manoscritta alla madre e recapitata al suo indirizzo di Neuilly, alle porte di Parigi, il 2 dicembre per annunciarle la richiesta di tutela legale? Di Liliane Bettencourt Owen-Jones ha la gigantografia con dedica nel suo ufficio, nel quartier generale di Clichy, alla periferia di Parigi: è appesa tra due foto di «Magic Carpet», la sua barca a vela di 33 metri, perché la vela, che pratica tra la Costa Azzurra e Portofino insieme alla moglie, è una delle sue passioni, come lo sono correre in automobile, gareggiare in moto, pilotare il suo elicottero. In passato il manager l’ ha descritta come «una persona molto schiva ma stupenda», che non ha «mai voluto interferire» nel suo lavoro, pur essendo la prima azionista, con circa il 30%. E però ha scelto di non schierarsi apertamente in suo favore nella saga familiare che ha spaccato la Francia. Sir Lindsay è l’ uomo che a suon di acquisizioni ha saputo trasformare L’ Oréal nel primo produttore mondiale di cosmetici, con 23 marchi globali, da Lancôme a Garnier, e 17,5 miliardi di fatturato nel 2008. Perciò anche Françoise Bettencourt lo difende. I cento milioni che gli ha donato la madre? Attraverso una persona a lei vicina, fa sapere che «tenuto conto dell’ immenso lavoro compiuto alla testa de L’ Oréal, si può perfettamente comprendere che Liliane Bettencourt abbia voluto esprimere la sua gratitudine, mentre i servizi resi da François-Marie Banier sembrano meno evidenti».
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“GRACE” collection takes its inspiration from the iconic imagery of GRACE JONES shot by JEAN-PAUL GOUDE: Strong architectural shapes defined with a bold colour palette.
Hair by: Darren Newton
Colour by: Vivica Davies & Tai Walker
Photography by: Richie Crossley @ chicproduction
Makeup by: Jemma Hodgetts
Styling by: Chloe Holland
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Il ricambio stagionale non c’entra. Dopo il sole, è lo smog l’altro nemico della chioma. Aiutatevi con integratori e dieta. Inutile negarlo:in questo periodo, ci ritroviamo più capelli del solito sul pettine, sui vestiti e sul cuscino mentre in testa ci sembra di averne sempre di meno. Sarà come dicono “un normale ricambio fisiologico” o dobbiamo preoccuparci? Ecco come capirlo:
– NEMICI NATURALI
“Il ricambio stagionale dei capelli, come dei peli del corpo, nell’uomo moderno non si verifica più, era un retaggio genetico dell’adattamento al clima”, dice il dottor Fabio Rinaldi, dermatologo a Milano e presidente della Fondazione scientifica internazionale di divulgazione e ricerca sul capello (www.ihrf.eu). “Studi scientifici hanno dimostrato che è il sole a colpire il nostro cuoio capelluto durante l’estate: è lui il vero responsabile della caduta autunnale dei capelli”. Prevenire questo fenomeno, però, è possibile. “Sono utili trattamenti locali e integratori alimentari grazie ai quali il capello cade e ricresce”, consiglia lo specialista.
– OLTRE I 100 È ALLARME
“Gli integratori contengono sostanze antiossidanti come la vitamina E e il licopene che servono a prevenire il danno solare”, spiega il dottor Rinaldi. “Altri principi attivi naturali come il picnogenolo e il genistenolo aiutano a contrastare la morte del capello. Una novità in questo campo è l’utilizzo dei polipeptidi naturali contenuti nei trattamenti da applicare sul cuoio capelluto e che regolano la crescita del capello”. Quando rivolgersi al medico? “Il numero di capelli che possiamo perdere senza conseguenze non è uguale per tutti: dipende da quanti ne abbiamo in testa e da quanti ne ricrescono (l’allarme scatta oltre i cento al giorno). Se si nota una perdita di volume e se alla caduta si accompagnano altri sintomi come stanchezza o mestruazioni abbondanti, meglio ricorrere in fretta al medico. Prima si interviene, più il trattamento sarà efficace”. Certo, l’arma migliore è sempre la prevenzione, perché anche lo smog danneggia i capelli generando una reazione infiammatoria che li fa cadere.
– LAVAGGI QUOTIDIANI
Il trattamento consigliato dallo specialista? “Fare lavaggi frequenti e usare shampoo antibatterico come un normale antiforfora che elimina i microrganismi della polvere. Molto importante è anche un’alimentazione equilibrata”. Infine, ecco i luoghi comuni da sfatare: “Colorazioni, mousse e lacche non nuocciono alla chioma. E tagliare i capelli non serve a rinforzarli. Invece limitare al massimo l’uso delle piastre”.