In seguito al datagate che ha investito Facebook il titolo e’ arrivato a perdere oltre il 7% in borsa, mai così male dal 2012, trascinando in basso Wall Street. La tensione nel quartier generale di Menlo Park, nel cuore della Silicon Valley, si taglia con il coltello. L’accusa è grave, ed è quella di aver ignorato o, ancor peggio, di aver tenuto all’oscuro gli utenti su quanto accaduto: le informazioni su oltre 50 milioni di persone raccolte attraverso un’app da una società di ricerche, la Global Science Research (Gsr) e vendute alla controversa Cambridge Analytica, azienda che ha lavorato per la campagna di Donald Trump. Non solo: quelle informazioni sarebbero state usate anche per influenzare il voto sulla Brexit. Le autorità britanniche hanno già chiesto un mandato di perquisizione della Cambridge Analytica, accusandola di non collaborare. L’obiettivo è quello di scandagliare anche i server della società. Intanto la polemica sul “ruolo politico” di Facebook fa un salto di qualità enorme e stavolta rischia di travolgere il gioiello fondato da Zuckerberg che conta nel mondo oltre due miliardi di utenti.
Si fa sentire anche l’ira di Bruxelles: “Il cattivo uso per fini politici di dati personali appartenenti agli utenti di Facebook, se confermato, è inaccettabile, spaventoso“. Intanto, la vicenda Cambridge Analytica, si sta riverberando sulla politica italiana, poiché la società è stata consulente di un partito politico del nostro paese: l’utilizzo di dati personali e psico-attitudinali a fini politici, in violazione della privacy di milioni di persone, è un tema su cui una democrazia matura ha il dovere di interrogarsi.




