
Parrucchiere: croce e delizia delle donne (e non solo). Ma perché?
Andare dal parrucchiere spesso per le donne è un incubo: il primo problema è spiegarsi. Certo che oggi, smartphone alla mano, gli esempi che possiamo mostrare all’hairstylist sono davvero tanti, senza dire “frangia” al posto di “ciuffo” e uscire piangendo dal Salone.
Tanto immancabilmente i modelli che mostreremo saranno inarrivabili: “sì ma lei è bionda di base”, “sì ma questa è questione di piega”, “per farlo ci vuole il doppio della tua lunghezza”… insomma, non ci prendiamo mai
E quando invece poi il parrucchiere da uno sguardo alla foto di Sharon Stone che gli stiamo mostrando e in un nanosecondo risponde “ok?”… non è che ci preoccupi meno, e infatti poi assomigliamo più a Meryl Streep.
Altra cosa temutissima dalle signore che si apprestano ad andare dal parrucchiere è l’effetto “befana“: non è mica facile girare per il salone con alluminio e mollettoni in testa, soprattutto se siamo dietro le due vetrine più trafficate del centro e magari è pure un Salone unisex.
Poi ci sono le confessioni imbarazzanti: quando dovete dirgli che quel colore ve lo siete fatte da sole, con la tinta del supermercato. Lui annuisce appena e scrolla la testa e voi sprofondate nella sedia cercando di scomparire.
E infine il silenzio. Chi lo dice che tutte le volte che fate la tinta dovete raccontare cosa avete mangiato ieri o dove siete state in vacanza a Natale? E soprattutto perché dovrebbe interessarvi dell’ultima prestazione dell’amante della vostra “vicina di poltrona”?
A Cardiff, nel Galles, un Salone ha istituito infatti la “quiet chair”: chi ci si siede ha diritto ad un trattamento in assoluto silenzio.
Insomma a volte quello che dovrebbe essere un momento di relax diventa un tour de force. La soluzione? Come in amore anche dal parrucchiere è tutta questione di affinità: scegliete quello giusto per voi e tutto vi calzerà a pennello.



