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Oct 062009 Gossip
 
Barba e capelli a 5 euro, il taglio di grido (capelli dritti e frangia scalata sugli occhi) a 10 euro. Prezzi stracciati e niente appuntamento nelle decine di parrucchieri cinesi, aperti da mattina a tarda sera. Da inizio anno un terzo delle ditte individuali iscritte nel settore parrucchieri-estetisti alla Camera di Commercio è made in China: 41 su 124. Per gli artigiani italiani che, ponendo il tema della insostenibilità della concorrenza, avevano chiesto tutela, la Regione ha pronto un «nuovo regolamento». Ovvero il nuovo «testo unico per la disciplina e promozione dell’artigianato lombrado». Non solo nella legge allo studio si pone come vincolo di base il procedimento Diap (dichiarazione di inizio attività produttiva), ma si introducono correttivi sul tema dei controlli e sanzioni. E nel regolamento annesso si definiscono in modo «rigoroso i requisiti per l’esercizio della professione di acconciatore». Off limits i prodotti di dubbia provenienza o non regolamentati. Comune e Asl dovranno vigilare e accertare i requisiti igienici non solo dei locali. Come per ristoranti, bar e gelaterie. Ieri l’assessore dell’Artigianato regionale, Domenico Zambetti, ha incontrato le associazioni di categoria organizzato dall’Unione Artigiani della Provincia, nella sala teatro della scuola militare «Teuliè», dal titolo emblematico: «Concorrenza sleale e abusivismo stanno distruggendo la categoria». E ha annunciato entro breve «un regolamento che tuteli gli acconciatori lombardi dalla concorrenza sleale, specie straniera e in particolare asiatica. I controlli igienici-sanitari saranno potenziati, coinvolgeranno anche le Camere di Commercio. Tutta l’attività dovrà svolgersi nella massima trasparenza». Parrucchieri ed estetisti stranieri e non parlano solo mandarino. Dal Lazzaretto a Quarto Oggiaro, gli acconciatori arrivano da Marocco, Romania, Egitto e Repubblica dominicana. Tanti, troppi. Da tempo Nas e vigili ricevono segnalazioni: «La categoria è in subbuglio – dice Marco Accornero, dell’Unione Artigiani –. Una piega a 5 euro è una tariffa impraticabile per chi in un salone segue alla lettera leggi e regole».
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  4 Responses to “PARRUCCHIERI IN RIVOLTA CONTRO I CINESI”

  1. qual’è la differenza tra i cinesi e gli abusivi, scusate vorrei una risposta,e poi non ci vuole la qualifica per aprire un negozio di parrucchieri?e gli exstra comunitari come fanno? la nostra professione sta divendando una cakka

  2. VERISSIMO,ANCHE PERCHE’ I REQUISITI NECESSARI PER LE ATTIVITA’ SONO NECESSARIE PER TUTTI ;TRA L’ALTRO LE ASL PREVEDONO RIGOROSI CONTROLLI ANCHE PER I PRODOTTI NEI RETROBOTTEGA.DOPODICHE’ METTANO PURE LE TARIFFE CHE VOGLIONO,PERCHE’ CI SONO GIA’ COLLEGHI (POCHI) CHE SI COMPORTANO DA CINESI,PUR ESSENDO ITALIANI.

  3. le leggi e le regole le hanno fatte per noi italiani gli unici che pagano le tasse anche perchè se aspettiamo che le paghino gli altri……………

  4. ADESSO ANCHE NEL NOSTRO SETTORE
    Manovra fiscale (per fare fronte alla crisi economica che ha colpito anche il nostro paese)
    Da giorni il governo stà cercando di far quadrare i conti escogitando una manovra fiscale:

    tagli alla spesa pubblica…
    riduzione degli stipendi di manager …..
    tassazione delle rendite ………
    riduzione dei contributi per le donne……
    caccia agli evasori ………… ecc. ecc..
    LA CINA CI HA GIA’ ROVINATO
    http://www.3wad.net/striscia/lacina-ci-rovina2.doc

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