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Credit: ANAKIN CHAN, USA
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È il vocabolo più usato in questo periodo ma sinceramente fino ad oggi in pochi l’hanno conosciuta. Purtroppo è in arrivo e sarà bene organizzarsi per superarla.
– Le Aziende: dovranno solo utilizzare al meglio la loro forza vendita. Guai a svendere, meglio regalare, perché si fa più bella figura!
– Venditori/distributori: devono rassegnarsi ed accettare che per ottenere gli stessi risultati del recente passato, bisogna visitare più parrucchieri.
– Parrucchieri: è forse arrivato il momento di “rivendere” con più convinzione i prodotti professionali. Se non lo fanno loro c’è la Grande Distribuzione pronta ad accontentare la donna.
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Abbiamo scoperto che è in preparazione una fortissima e molto intrigante campagna pubblicitaria su alcuni settimanali femminili (Oggi, Novella 2000, Donna Moderna). |
| Certamente con questa operazione acquisterà sempre più valore il marchio “Product of Excellence” a beneficio degli operatori e del consumatore. Viva la qualità, la serietà e la sicurezza! |
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Creatività, moda e spettacolo. E non poteva essere altrimenti: nella esclusiva cornice del TEATRO MANZONI di MONZA è andato in onda lunedì 6 ottobre lo SHOW di HANTESIS. L’ iniziativa ha coinvolto più di 450 clienti. Il programma è iniziato con la performance di due autorevoli realtà della moda capelli: il team italiano composto da LORITA MONTI, CLAUDIO LAZZERI, CLAUDIA DABIZZI, EMANUELE MARTINI in arte “I TUHAIR” ed il team spagnolo di fama internazionale “I CEBADO” di BARCELLONA rappresentato dagli stilisti ANTONIO GARRIDO, ASSUMPTA CASADEUS e SARA MORENO. Per il divertente, fantastico e ” flashante ” show di moda hanno sfilato affascinanti modelle con tagli e acconciature sofisticate ed eleganti. Lo spettacolo è stato espressione di tante idee e novità per tutti i gusti e per tutte le occasioni. E’ stato vivacizzato dai ballerini della scuola di latino americano “I BAILACONMIGO” che hanno entusismato, con i loro ritmi, i presenti in sala.
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A CUT ABOVE THE REST – TONI MASCOLO AWARDED HONORARY OBE
Guiseppe Toni Mascolo, the ‘Toni’ half of the global hairdressing name, TONI&GUY, was today presented with an honorary OBE (Officer of the British Empire) by Culture Secretary Andy Burnham, in recognition of his services to the British hairdressing industry.
Together with his father and brother Guy, Toni Mascolo launched the international hairdressing company, Toni&Guy, in Clapham, South London in 1963. They were joined by their other brothers, and by the 1980s the company had grown from a single shop to thousands of salons in over 20 countries world-wide. Driven by their philosophy of “pushing the boundaries of hairdressing and delivering creativity, quality and consistency to every client”, TONI&GUY opened their first franchised salon in Brighton in 1988. In 1997, Toni established a salon and beauty chain, Essensuals. Since launching Essensuals, Toni has also branched out into other industries including coffee shops, IT and financial services and other hair care products.
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EFFETTO CRISI: MESSA IN PIEGA A 6 EURO.
NEGOZI APERTI ANCHE LA DOMENICA.
PROTESTA DEGLI ITALIANI: CONCORRENZA SLEALE.
CAMERA DI COMMERCIO: A MILANO CI SONO 2.400 TRA ACCONCIATORI ED ESTETISTI, GLI STRANIERI SONO 130, LA METÀ CINESI .
L’integrazione degli extracomunitari a Milano si fa largo a colpi di spazzola. Favorita dalla crisi. In città è boom dei parrucchieri extracomunitari. Cinesi, per la precisione. Tra i clienti gli italiani sono sempre più numerosi. Ma i colleghi dei saloni col tricolore non apprezzano. E parlano di concorrenza sleale. I prezzi sono di quelli a cui è difficile dire no. Per taglio, piega e colore nei saloni con gli occhi a mandorla bastano 20 euro. Negli atelier alla moda si arriva anche a 200, dieci volte tanto. Una piega dai cinesi vale sei euro. E se si vuole aggiungere il taglio otto euro sono sufficienti a saldare il conto. Oltre al prezzo c’è la questione degli orari. I parrucchieri del celeste impero hanno la saracinesca sempre alzata: tengono aperto anche di domenica e nei giorni feriali non chiudono prima delle 9 di sera. Ai potenziali clienti italiani, tentati ma diffidenti, fanno una proposta: «Non vi fidate dei nostri prodotti? Portatevi shampoo e balsamo da casa. Alla fine il risparmio resta garantito». A Milano città si contano circa 2.400 tra acconciatori ed estetisti. Stando ai dati della Camera di Commercio, gli stranieri sono circa 130 di cui la metà (una sessantina) arrivano dalla Cina. L’Unione artigiani fa notare che i parrucchieri cinesi iscritti all’albo degli artigiani sono solo sette: «E tutto ciò nonostante l’iscrizione certifichi i requisiti (formazione, titoli e diplomi) indispensabili per legge all’ esercizio della professione». Il sospetto è che dietro ai parrucchieri cinesi ci sia un milanese che di fatto ha ceduto l’attività. Intanto i saloni italiani hanno cominciato a perdere clienti. E protestano. «La crisi ha già tagliato il 10-20 per cento del giro d’affari. La concorrenza sleale dei cinesi rischia di darci il colpo di grazia. Io, per esempio, ho già dovuto rinunciare all’aiuto di una collaboratrice», si lamenta Samuele Manera, titolare di un salone in via Meda. Secondo i parrucchieri italiani, è impossibile fare prezzi così bassi rispettando le regole. L’Unione artigiani nel settembre scorso ha inviato lettere alla Asl, ai vigili urbani e all’ Ispettorato del lavoro per sollecitare controlli. E poi ci sono le proteste spontanee. Gli acconciatori di Quarto Oggiaro hanno inviato una petizione con una quarantina di firme all’ assessore al Lavoro, Andrea Mascaretti: «Da circa sei mesi le nostre attività hanno registrato un sostanziale calo del lavoro dovuto all’apertura degli esercizi gestiti da cinesi che praticano tariffe bassissime – recita il documento -. Chiediamo l’ intervento del Comune affinché si facciano controlli sulla qualità dei prodotti usati in questi negozi, nonché sulle posizioni assicurative dei dipendenti e sulla regolarità degli adempimenti fiscali». La guerra per l’accaparramento delle capigliature dei milanesi si preannuncia senza esclusione di colpi. «Sia chiaro, l’obiettivo non è colpevolizzare intere etnie o incitare al razzismo. Tantomeno vogliamo mettere in discussione il principio della libera concorrenza – puntualizza il segretario generale dell’Unione artigiani di Milano, Marco Accornero -. Ma non possiamo fare a meno di chiedere un’intensificazione dei controlli. Perché è impensabile che si possano dimezzare i tariffari e nello stesso tempo rispettare le regole in materia di lavoro, igiene e fisco». Insomma, la concorrenza a colpi di phon è solo all’inizio. E lo stesso fenomeno comincia a riguardare anche i centri estetici. Dove aumentano le cerette cinesi con lo sconto.