Barba e capelli a 5 euro, il taglio di grido (capelli dritti e frangia scalata sugli occhi) a 10 euro. Prezzi stracciati e niente appuntamento nelle decine di parrucchieri cinesi, aperti da mattina a tarda sera. Da inizio anno un terzo delle ditte individuali iscritte nel settore parrucchieri-estetisti alla Camera di Commercio è made in China: 41 su 124. Per gli artigiani italiani che, ponendo il tema della insostenibilità della concorrenza, avevano chiesto tutela, la Regione ha pronto un «nuovo regolamento». Ovvero il nuovo «testo unico per la disciplina e promozione dell’artigianato lombrado». Non solo nella legge allo studio si pone come vincolo di base il procedimento Diap (dichiarazione di inizio attività produttiva), ma si introducono correttivi sul tema dei controlli e sanzioni. E nel regolamento annesso si definiscono in modo «rigoroso i requisiti per l’esercizio della professione di acconciatore». Off limits i prodotti di dubbia provenienza o non regolamentati. Comune e Asl dovranno vigilare e accertare i requisiti igienici non solo dei locali. Come per ristoranti, bar e gelaterie. Ieri l’assessore dell’Artigianato regionale, Domenico Zambetti, ha incontrato le associazioni di categoria organizzato dall’Unione Artigiani della Provincia, nella sala teatro della scuola militare «Teuliè», dal titolo emblematico: «Concorrenza sleale e abusivismo stanno distruggendo la categoria». E ha annunciato entro breve «un regolamento che tuteli gli acconciatori lombardi dalla concorrenza sleale, specie straniera e in particolare asiatica. I controlli igienici-sanitari saranno potenziati, coinvolgeranno anche le Camere di Commercio. Tutta l’attività dovrà svolgersi nella massima trasparenza». Parrucchieri ed estetisti stranieri e non parlano solo mandarino. Dal Lazzaretto a Quarto Oggiaro, gli acconciatori arrivano da Marocco, Romania, Egitto e Repubblica dominicana. Tanti, troppi. Da tempo Nas e vigili ricevono segnalazioni: «La categoria è in subbuglio – dice Marco Accornero, dell’Unione Artigiani –. Una piega a 5 euro è una tariffa impraticabile per chi in un salone segue alla lettera leggi e regole».























