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A CUT ABOVE THE REST – TONI MASCOLO AWARDED HONORARY OBE
Guiseppe Toni Mascolo, the ‘Toni’ half of the global hairdressing name, TONI&GUY, was today presented with an honorary OBE (Officer of the British Empire) by Culture Secretary Andy Burnham, in recognition of his services to the British hairdressing industry.
Together with his father and brother Guy, Toni Mascolo launched the international hairdressing company, Toni&Guy, in Clapham, South London in 1963. They were joined by their other brothers, and by the 1980s the company had grown from a single shop to thousands of salons in over 20 countries world-wide. Driven by their philosophy of “pushing the boundaries of hairdressing and delivering creativity, quality and consistency to every client”, TONI&GUY opened their first franchised salon in Brighton in 1988. In 1997, Toni established a salon and beauty chain, Essensuals. Since launching Essensuals, Toni has also branched out into other industries including coffee shops, IT and financial services and other hair care products.

 

Novembre 2008. L’OREAL ha annunciato la cessione dello stabilimento in UK al competitor francese FAREVA. L’operazione comporterà un taglio al personale di 200 dipendenti.

EFFETTO CRISI: MESSA IN PIEGA A 6 EURO.
NEGOZI APERTI ANCHE LA DOMENICA.
PROTESTA DEGLI ITALIANI: CONCORRENZA SLEALE.
CAMERA DI COMMERCIO: A MILANO CI SONO 2.400 TRA ACCONCIATORI ED ESTETISTI, GLI STRANIERI SONO 130, LA METÀ CINESI .

L’integrazione degli extracomunitari a Milano si fa largo a colpi di spazzola. Favorita dalla crisi. In città è boom dei parrucchieri extracomunitari. Cinesi, per la precisione. Tra i clienti gli italiani sono sempre più numerosi. Ma i colleghi dei saloni col tricolore non apprezzano. E parlano di concorrenza sleale. I prezzi sono di quelli a cui è difficile dire no. Per taglio, piega e colore nei saloni con gli occhi a mandorla bastano 20 euro. Negli atelier alla moda si arriva anche a 200, dieci volte tanto. Una piega dai cinesi vale sei euro. E se si vuole aggiungere il taglio otto euro sono sufficienti a saldare il conto. Oltre al prezzo c’è la questione degli orari. I parrucchieri del celeste impero hanno la saracinesca sempre alzata: tengono aperto anche di domenica e nei giorni feriali non chiudono prima delle 9 di sera. Ai potenziali clienti italiani, tentati ma diffidenti, fanno una proposta: «Non vi fidate dei nostri prodotti? Portatevi shampoo e balsamo da casa. Alla fine il risparmio resta garantito». A Milano città si contano circa 2.400 tra acconciatori ed estetisti. Stando ai dati della Camera di Commercio, gli stranieri sono circa 130 di cui la metà (una sessantina) arrivano dalla Cina. L’Unione artigiani fa notare che i parrucchieri cinesi iscritti all’albo degli artigiani sono solo sette: «E tutto ciò nonostante l’iscrizione certifichi i requisiti (formazione, titoli e diplomi) indispensabili per legge all’ esercizio della professione». Il sospetto è che dietro ai parrucchieri cinesi ci sia un milanese che di fatto ha ceduto l’attività. Intanto i saloni italiani hanno cominciato a perdere clienti. E protestano. «La crisi ha già tagliato il 10-20 per cento del giro d’affari. La concorrenza sleale dei cinesi rischia di darci il colpo di grazia. Io, per esempio, ho già dovuto rinunciare all’aiuto di una collaboratrice», si lamenta Samuele Manera, titolare di un salone in via Meda. Secondo i parrucchieri italiani, è impossibile fare prezzi così bassi rispettando le regole. L’Unione artigiani nel settembre scorso ha inviato lettere alla Asl, ai vigili urbani e all’ Ispettorato del lavoro per sollecitare controlli. E poi ci sono le proteste spontanee. Gli acconciatori di Quarto Oggiaro hanno inviato una petizione con una quarantina di firme all’ assessore al Lavoro, Andrea Mascaretti: «Da circa sei mesi le nostre attività hanno registrato un sostanziale calo del lavoro dovuto all’apertura degli esercizi gestiti da cinesi che praticano tariffe bassissime – recita il documento -. Chiediamo l’ intervento del Comune affinché si facciano controlli sulla qualità dei prodotti usati in questi negozi, nonché sulle posizioni assicurative dei dipendenti e sulla regolarità degli adempimenti fiscali». La guerra per l’accaparramento delle capigliature dei milanesi si preannuncia senza esclusione di colpi. «Sia chiaro, l’obiettivo non è colpevolizzare intere etnie o incitare al razzismo. Tantomeno vogliamo mettere in discussione il principio della libera concorrenza – puntualizza il segretario generale dell’Unione artigiani di Milano, Marco Accornero -. Ma non possiamo fare a meno di chiedere un’intensificazione dei controlli. Perché è impensabile che si possano dimezzare i tariffari e nello stesso tempo rispettare le regole in materia di lavoro, igiene e fisco». Insomma, la concorrenza a colpi di phon è solo all’inizio. E lo stesso fenomeno comincia a riguardare anche i centri estetici. Dove aumentano le cerette cinesi con lo sconto.



La nuova collezione The Italian Touch AI 2008/09 gioca con la New Generation degli anni ’70. Per la collezione REDEMPTION AI 2008/09, The Italian Touch raccoglie le multiformi anime della moda, lo spirito metropolitano e la vita nomade, l’ispirazione street ed il gusto per il dettaglio couture. invece le tonalità marroni ed enfatizza il biondo caldo grazie al movimento ritrovato.


REDEMPTION racconta questo modo di fare moda tutto italiano, sfaccettato e personale che non si accontenta di seguire le tendenze ma sceglie di cogliere gli stimoli e mescolarli con originalità e ironia.

04 nov 08
GIANNI PIÚ

Donato Vetrano, del salone di bellezza GIANNI PIÚ, di Modena, presenta alcune delle sue creazioni.

Organic style
di Massimo Corsi, S.Benedetto del Tronto